Reverse Concept Marketing - Xplace Digital Agency

Reverse Concept Marketing

Intervista al CEO Xplace Alessandro Cola

Come si decide una Digital Strategy? Questa è una domanda che mi rivolgono spesso e, per spiegare che cosa facciamo qui in Xplace, parto sempre da situazioni reali.

Quando un potenziale nuovo cliente ci chiede di occuparci della sua strategia digitale, di solito sono due gli scenari che si aprono: il più raro è quello in cui il brand è praticamente assente online, fatta eccezione per un sito vetrina e una presenza inutile sui social; il più frequente, quello in cui il brand ha una strategia online che non funziona e non sa spiegarsi perché (e quindi non sa neanche come rimediare).

Il nostro intervento è più o meno dirompente a seconda dei casi, ma ruota sempre attorno allo stesso procedimento: si tratta di una sorta di “reverse concept”, passatemi il termine, ossia un percorso all’indietro per ri-tracciare, sul solco della vecchia comunicazione, una nuova che possa “funzionare”, come dice il cliente. Perché? Semplicemente perché è l’unica strada percorribile: la comunicazione pensata all’inizio (quando? da chi?) non ha assolutamente tenuto conto del mondo digitale – che significa poi votarsi ad una lenta e inesorabile estinzione, ovviamente, ma questo è un altro discorso – e quindi bisogna (rispettandone sempre il contenuto) aggiustarla, ricostruire un ponte fra brand e persone attraverso il digitale.
Prima di scegliere gli strumenti più adatti alla sua strategia, poi, cerchiamo di capire come trasformare, più o meno rapidamente, quel tipo di comunicazione – inutilizzabile online – in qualcosa che sia interessante e magari ingaggiante per gli utenti. Lo scopo è mantenere la coerenza (forma) del brand, pur virandola verso un linguaggio credibile.
Credibilità e coerenza: questo è ciò che paga nel digitale.

Per farlo il primo strumento è assolutamente l’ascolto del mercato e, altrettanto importante, lo stare al passo con le nuove tecnologie o i nuovi strumenti a disposizione. Per dipingere un nuovo quadro fa comodo avere un’ampia palette di colori, no?! Tenendo sempre ben presente il committente, il pubblico che ne fruirà e quello affezionato, il messaggio che si vuole far giungere…insomma l’a b c del nostro mestiere.
Solo una volta stabilita la direzione che il concept deve prendere per essere coerente e credibile, si stabilisce come declinarlo e quindi quali strumenti scegliere e quali risorse interne coinvolgere. Decidere il team di lavoro è un’altra componente fondamentale, tanto quanto le azioni da mettere in campo, perché l’una non va senza l’altra. Poi, se siamo stati bravi e, perché no, lungimiranti, riusciamo ad ottenere i risultati sperati e spesso anche di più. Abbiamo all’attivo case history di cui andiamo molto fieri.

Ed è a questo punto che viene il bello. Una volta trasformata o creata l’immagine digitale del brand, forma e contenuto devono per forza aderire, ne va della sua sopravvivenza. Autenticità, questo è il terzo elemento fondamentale, altrimenti tutto il lavoro fatto sarà vanificato. Ma non è sempre semplice farlo capire al cliente. Dietro alle tastiere ci sono delle persone, Millennials per lo più, e se le deludi, se sei incoerente o perdi di autorevolezza, semplicemente ti abbandonano. O meglio: ne parlano male agli amici, ti massacrano online, o, ancora peggio, non comprano più i tuoi prodotti.
I risultati che si ottengono con una buona strategia digitale sono solo il punto di partenza, il punto zero. Poi bisogna continuare ad essere autentici, coerenti e quindi credibili.